Un sabato sera italiano di 15 anni fa, l'ultimo campione olimpico azzurro in campo maschile: Razzoli, che storia...

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Un sabato sera italiano di 15 anni fa, l'ultimo campione olimpico azzurro in campo maschile: Razzoli, che storia...

Il 27 febbraio 2010 la grande giornata del "Razzo", medaglia d'oro nello slalom dei Giochi di Vancouver esattamente 22 anni dopo Alberto Tomba, che lo festeggiò al traguardo mentre a Villa Minozzo esplodeva una festa indimenticabile. La gara? Dominata, sino al brivido finale per resistere di 16 centesimi a Ivica Kostelic...

Sono trascorsi 15 anni da una grande serata italiana. Era un sabato, il 27 febbraio 2010, e mancavano pochi minuti alla mezzanotte quando Giuliano Razzoli si laureò, e rimarrà l’ultimo ad esserci riuscito per la nazionale maschile italiana (sperando di rompere l’incantesimo a Milano Cortina 2026), campione olimpico chiudendo quei Giochi di Vancouver con il capolavoro di una carriera, nello slalom andato in scena sulle nevi di Whistler.

Il primo pomeriggio canadese coincideva con la tarda serata di Villa Minozzo dove, nel cuore del paesino sull’Appennino emiliano, la piazza centrale era ricolma di migliaia di persone che sapevano che il loro “Razzo” avrebbe potuto farcela, consapevoli di un avvicinamento alla gara a cinque cerchi davvero buonissimo.

E la prima manche era andata alla grande, con lo specialista reggiano (all’epoca 25enne) in testa con una manche magistrale, scendendo con il n° 13 per anticipare di 43 centesimi lo sloveno Mitja Valencic, con Benni Raich terzo a 0”54 e Ivica Kostelic, l’altro potenziale grande rivale per il titolo, quarto a 0”58.

Nella 2^ manche la rimontona di André Myhrer, perfetto come Razzoli per un pendio tutto da spingere ma che aveva “bucato” la 1^ (pagando 1”24), con Kostelic che resiste allo svedese (che diventerà campione olimpico 8 anni più tardi, mentre per il croato rimarrà una maledizione) e attende il “Razzo” ultimo a partire. Guadagna ancora in avvio Giuliano, che poi gestisce bene l’ultimo ripido e sul pianoro finale riesce a conservare quei 16 centesimi sufficienti per alzare entrambe le braccia al cielo, mentre Myhrer sarà bronzo (+ 0”44) e gli austriaci grandi delusi, con Raich 4° e un giovanissimo Hirscher 5°, mentre Manfred Moelgg chiuderà 7°, alle spalle di Valencic retrocesso dal 2° al 6° posto.

L’abbraccio di Giuliano con il suo corregionale Alberto Tomba è davvero simbolo di un passaggio di consegne, dall’oro di Calgary 1988 a quello di Razzoli, esattamente 22 anni più tardi.

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