Quarant'anni fa l'addio struggente a Leonardo David, il meraviglioso angelo dello sci azzurro

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Quarant'anni fa l'addio struggente a Leonardo David, il meraviglioso angelo dello sci azzurro

Il 26 febbraio 1985 scompariva, dopo sei anni di agonia dalla caduta di Lake Placid, lo straordinario talento di Gressoney che in Coppa del Mondo si impose subito come un predestinato, battendo Stenmark a soli 18 anni in quello slalom di Oslo che avrebbe dovuto segnare l'inizio della sua era dopo quella della Valanga Azzurra.

E’ l’angelo dello sci azzurro, rimarrà tale per sempre.

Quando scocca la data del 26 febbraio, non si può che pensare a lui in un misto di orgoglie e dolcezza, ma purtroppo anche e soprattutto tanto dolore per la sofferenza di un ragazzo che era destinato a vivere ben altro.

Leonardo David se n’è andato quarant’anni fa, in questa giornata del 1985 dopo quasi 6 anni in stato vegetativo, da quel drammatico 3 marzo 1979 che cambiò la sua vita, quella della famiglia e di un’intera comunità, visto che Gressoney adorava quel ragazzo con i riccioli che stava per scrivere la storia della nazionale italiana, raccogliendo l’eredità dei Thoeni e dei Gros.

Nato il 27 settembre 1960 nel cuore della sua valle, Leo arrivò in seno alla Valanga Azzurra che stava chiudendo la sua epopea, con la sua delicatezza nella sciata e nell’animo, ma con una prorompenza da fuoriclasse assoluto che, dopo aver dominato la Coppa Europa 1977/78, dimostrò di poter contrastare il fenomeno Stenmark anche nel massimo circuito. Fu subito magia, con podi a ripetizione e presto la prima vittoria, e purtroppo rimarrà l’unica, in Coppa del Mondo il 7 febbraio 1979, nello slalom di Oslo proprio davanti all’asso di Tarnaby e ad un altro campionissimo come Phil Mahre.

Passarono pochi giorni e David si presentò ai campionati italiani di Cortina per disputare anche la discesa, propedeutica al test event olimpico previsto, con la tappa di CdM a Lake Placid un paio di settimane più tardi. Leo cadde agli Assoluti, ma si pensava che fosse pienamente recuperato per partire direzione States. In prova sulla pista che nel 1980 ospiterà poi i Giochi, a pochi metri dal traguardo ecco il capitombolo, battendo la testa prima di rialzarsi e arrivare tra compagni e tecnici al parterre.

Passarono pochi minuti e Leo si accasciò a terra, con Piero Gros disperato a chiedere aiuto, prima del volo a Burlington, il calvario delle operazioni al cervello e l’inferno del coma dal quale non si risvegliò più, nonostante ogni tipo di tentativo per avere un segnale di vita da quel ragazzo così speciale. Ci furono polemiche, cause in tribunale e tanto, tantissimo dolore.

Oggi pensiamo solo al suo dolce ricordo, quarant’anni dopo. Riposi in pace, l’angelo azzurro.

La pista Leonardo David a Gressoney

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